Bastille-Bastille

di Kubo

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La gabbia [gàb-bia] femminile, singolare.
Struttura di materiale variabile che consente di tenere rinchiuse persone e/o animali. Gabbia di ferro, d’acciaio, di legno, di plastica. Gabbietta dell’uccellino, gabbia delle scimmie e dei leoni.
Gabbia di matti”. Luogo di particolare disordine, caos e confusione, dovuto a comportamenti irrazionali e/o bizzarri. “Mi sembra di star in una gabbia di matti…”.

Bastille è già piena di reti antisommossa, mezzi blindati e recinzioni. Alle varie uscite della metro le CRS controllano borse e zaini. Dentro la piazza prende forma il corteo non autorizzato, poi autorizzato, del 23 giugno. L’ennesima manif contro la “loi Travail et son monde”, indetta dal movimento. L’appuntamento è atteso da settimane.


 

Sentirsi costretti, impossibilitati a muoversi. “Essere in gabbia”. Non poter decidere liberamente di prendere una direzione precisa. Complemento di moto a nessun luogo.
“Fatta la gabbia, morto l’uccello”. Aver malgiudicato la priorità di un’azione o di un comportamento. Aver sbagliato il tempo di un intervento, a discapito dell’obiettivo finale.

Fuori dalla piazza, mobilitati per il corteo delle ore 14, si contano più di 20mila agenti. Il traffico è deviato da diverse ore. Vengono addirittura chiuse le stazioni della metropolitana tutt’intorno alla manif. Cancelli, muri e transenne ovunque. Un pezzo di Parigi è totalmente paralizzato e separato dal resto della città.

Gabbia di significato socioeconomico, geografico e classista. Insieme dei parametri che servono alla definizione del salario di un lavoratore. Quanto pagare, ma soprattutto quanto-chi.
Sentirsi come “un animale in gabbia”. Sentirsi in trappola. Limitazione violenta del proprio raggio d’azione.

Oberkampf, Richard-Lenoir, Saint-Paul e Voltaire vengono completamente occupate dalla BAC che effettua perquisizioni. Intorno a Bastille, centinaia di mezzi blindati sostano parcheggiati lungo le vie laterali. Diverse persone vengono fermate, ci sono già i primi arresti. Forse una decina. Vengono incolpati di detenere oggetti atti alla violenza. Maschere a gas, occhialini da piscina, qualche fiala di collirio.

“Finire al gabbio”. Prigione. Edificio preposto alla pena giudiziaria di tipo detentivo. Luogo di reclusione con sbarre, muri e cancelli. Galera, penitenziario.
“Aspettare in gabbia”. Recinto dove rimangono in attesa, talvolta, gli imputati di un particolare reato, durante lo svolgimento del processo. Limbo, sala d’aspetto.

A Bastille, dentro la piazza, la gente è poca. Anche perché l’accesso alla manif è completamente bloccato. Non si può sostare attorno al concentramento, non sono previsti ulteriori spezzoni e non è permessa nessuna deviazione. Vietata qualsiasi azione dimostrativa, negata la libera circolazione. Bastille è zona rossa.

La gabbia dell’ascensore. Struttura, solitamente in metallo, preposta alla chiusura del meccanismo elevatore. Armatura metallica, composta da travi e cavi.
Gabbia da “cavea”, “cavus”, cavo e vuoto. La parte ricavata all’interno di uno spazio. Come una cantina preposta alla conservazione d’alimenti e bevande. Luogo d’evoluzione per sapori e consistenze aromatiche.

Arrivano le 14. Aumentano gli appuntamenti alternativi alla piazza dei sindacati. Ne vengono fissati, per tutta Parigi, almeno 4-5. Sono in zone innocue, ben raggiungibili, centrali. Coloro che li raggiungono, a piedi o in metro, sono soprattutto giovani, studenti, precari e chômeurs. La parte “en colère” della Nuit debout, la sua componente più determinata. Quella, appunto, delle manif sauvages.

Toracica. In Anatomia, sistema di ossa disposte a protezione degli organi interni. Cassa o gabbia dei polmoni, del cuore e dello stomaco.
Vela a gabbia. Seconda velatura dell’albero maestro in una nave a vele quadre. Manovrata dai gabbieri. Viene apportata al di sopra della coffa.

Passata meno d’un ora, in varie zone della città, iniziano le prime azioni d’interruzione del traffico. Lungo avenue Daumesnil parte un piccolo corteo con qualche centinaio di persone. Poco dopo vengono occupati i binari di Gare de Lyon. Dall’Hotel de Ville parte un altro corteo che si dirige nel Marais, zona Pompidou. In città fermenta la protesta.

Suddivisione della pagina che indica l’esatta posizione delle sue componenti. Rispettivamente del testo, delle immagini e delle note. La gabbia del racconto.
Gabbiola. Struttura temporanea, talvolta precaria, con funzione di copertura dalla pioggia e/o dal sole. Postazione fissa di controllo del flusso in entrata e in uscita. Casetta, rifugio, riparo.

Les Halles viene invasa da centinaia di manifestanti. Poco dopo, viene presa Place de la Bourse. La polizia, bloccata nel traffico di Parigi, non riesce ad intervenire. Per circa un’altra ora, alla faccia delle palizzate erette a Bastille, i cortei autoconvocati si muovono indisturbati per il centro. Arrivando quasi fino alla Banca di Francia. Liberi, nel cuore della metropoli.

Parte dell’armatura superiore. L’elmo a gabbia con apertura laterale da chiudere, tramite chiavetta, al gorzarino.
Saggio di Nicholas Carr sulla pericolosità della tecnologia. “La gabbia di vetro”. Inchiesta sull’impatto dell’automazione sul comportamento umano.

Entrano in scena le CRS. Proprio mentre proseguono i blocchi, i cori e le scritte sulle banche. Si scappa di corsa, disperdendo i cortei che si spezzano in direzione di boulevard Montmartre. I manifestanti, in fuga tra le macchine, riescono a scomparire. Gli arrestati sono pochissimi. Qualcuno prende la metro, altri si rifugiano nei bar.

Intralciamenti di giunchi a foggia di gabbia. Per la pesca. Piantati nei laghi d’Egitto per la cattura dei pesci.
Film del 1985 ambientato a Parigi di 101 minuti. “La gabbia”. Passione e sequestro di un uomo. Diretto da Giovanni Patroni Griffi.

Sono quasi le 16. Chi non è chiuso in qualche nasse, decide di darsi appuntamento a République. Il vecchio epicentro dell’intera protesta, il focolaio della Nuit debout. Punto d’eruzione principale per tutte le manif sauvages. La piazza di tutti e tutte. Quella degli scontri, le tende, le assemblee e tutto il resto.

Contenitore di rete metallica riempito di ciottoli e pietre. Il gabbione. A maglie esagonali con filo ritorto per evitare la smagliatura della struttura.
Gabbietta dello spumante. Filo metallico intrecciato che trattiene il tappo in sughero posto a sigillo di una bottiglia.

L’interno di République, come sempre, è pieno di polizia. Su Faubourg du Temple ci sono un centinaio di CRS, su boulevard Saint-Martin è pieno di blindati della Gerdarmerie. A due a due, alcuni poliziotti camminano all’interno della piazza. Ancora perquisizioni. Come a Bastille, tutta la zona è completamente militarizzata.

Di Faraday. Gabbia come contenitore, elettricamente conduttore, in grado d’isolare l’ambiente interno da un qualunque campo elettrostatico esterno.
Rimanere ingabbiato. Incapace d’esprimere i propri sentimenti in modo conforme alle volontà esplicitate.

Sono passate da poco le 18 quando, dalla collina di Menilmontant, parte un’altra manif sauvage. A passo svelto, circa trecento persone si dirigono verso Belleville. Di fronte alla sede del sindacato CFDT parte un lancio di sassi e bottiglie. La vetrata principale crolla in frantumi. Accanto, su di un muro, l’azione viene firmata: “C’est fini de trahir”.

La gabbia bonelliana. Layout d’un fumetto composto da tre strisce per tavola. Da Sergio Bonelli, curatore di Tex Willer e Zagor.
Sgabbiare qualcosa o qualcuno. Farlo uscire dal luogo della sua precedente reclusione. Liberare, togliere.

La polizia, raggiunta la manif a Belleville, interviene. Prima sparando diversi colpi di flashball, lanciando granate assordanti, lacrimogeni. Poi caricando nella nebbia, a testa bassa, cercando d’investire le persone in fuga. Nel parapiglia, un compagno viene gravemente ferito. Perde sangue dalla testa. Altri compagni vengono arrestati dalla BAC. Sbattuti in terra, immobilizzati e picchiati.

Staffatura rigida, pre-assemblata in fabbrica, per un’armatura cementificata. La pregabbia per la posa in cantiere.
In Nautica, specie di piattaforma balaustrata posta sull’albero degli antichi bastimenti. La gabbia dell’albero maggiore o minore.

Scende la sera. La polizia dichiara solo undici arresti. Due per “possesso di materiale pirotecnico”, altri quattro per “attroupement armé”. Solo uno per “violenza a pubblico ufficiale”. Sui siti di movimento, invece, si parla di più di cento catturati. Non si hanno notizie dei tanti manifestanti in stato di fermo. Così come non viene dichiarato il numero dei feriti.

Operaio addetto alle operazioni di carico e scarico del materiale minerario. L’ingabbiatore. Colui che muove le gabbie.
“L’uccello in gabbia canta per invidia o per rabbia”. Non è possibile che un animale possa cantare per godere della propria prigionia.

Si sparge la voce, in città, di nuovi appuntamenti lanciati per la nottata. A République per un’altra occupazione permanente della piazza, mentre a Bastille per una manif sauvage. Sono quasi le 22. E la giornata del corteo non autorizzato, poi autorizzato, non è ancora finita.

“Non basta più”.
“Cosa?”
“Sapere cosa sono le gabbie”.
“Quindi…”
“Bisogna viverle”.
“Come?”
“Per non capirle”.
“Mai”.

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