Brexit

di Ape

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“E quindi?”
“Quindi che?”
“Cosa scriviamo?”
“Che dici, facciamo un parallelo tra l’operaio analfabeta, comunista, partigiano, mandato al confino presso l’Officina Sussidiaria Ricambi da quel porco di Valletta e lo stesso senator Valletta che durante la guerra faceva affaroni coi nazifascisti?”
“Ma lascia perdere, chissà in quanti c’hanno già pensato e l’hanno già scritto. No, ho un’altra idea, prendi carta e penna, che tiriamo giù due righe.”
“Carta e penna?”
“Perché, ti fa schifo?”
“No, ma ormai ci son talmente disabituato che l’ultima volta che ho scritto con la penna, qualche mese fa, m’ha fatto male il polso per dù giorni.”
“Majale dèh, o cos’hai scritto, dèh? Il remake dei Promessi Sposi con appendice critica?”
“No, una lettera di due pagine.”
“E per una lettera di dù pagine ti sei fratturato un polso?”
“E’ che l’ho dovuta riscrivere dieci volte.”
“Lasciamo perdere, ‘un voglio sapè altro. Dài prendi cosa ti pare, l’importante è che cominciamo a scrivere.”
“Sì, ma cosa?”
“Facciamo un elenco.”
“Di che?”
“Di politici. Con commento.”
“Italiani?”
“Sì.”
“Partiamo da Urbano Rattazzi, da Starace, da quel tipo che fece scappare Kappler dall’ospedale, o da Amedeo Goria?”
“No, una cosa un po’ più recente, gente che ci ricordiamo più o meno tutti. Che copre l’arco temporale degli ultimi vent’anni.”
“Tutti?”
“In che senso?”
“Di destra, di sinistra..”
“Sì.”
“Anche quelli del 5 stelle?”
“No, quelli possiamo lasciarli perdere, non mi è mai piaciuto sparare sulla croce rossa. E poi, ultimamente ci stanno dando delle soddisfazioni non indifferenti.”
“E tu vuoi anche commentare? Guarda che se dovessi scrivere quello che penso di certa gente se ci va bene ci sequestrano tutto, preservativi usati compresi, e ci sbattono nel gazebao dopo aver buttato via la chiave.”
“Non hai tutti i torti. Facciamo così: prendiamo ad esempio Marco Taradash, te lo ricordi?”
“Accident’a te chi cazzo m’hai fatto ricordare, ho un mancamento.”
“Appunto. Come commenteresti la sua figura?”
“Beh..”
“Basta così. Accanto al suo nome è sufficiente che scriviamo: no comment. Basta che chi ci legge se lo ricordi. E per quelli come lui, su cui non possiamo permetterci di fare commenti pena un lungo soggiorno nelle patrie galere, scriviamo: Ibidem.”
“E che vòle dì ibidem?”
“Non lo so, ma lo trovo sempre sui libri. Qualcosa vorrà dì.”
“Lo vado a cercà su gugòl?”
“Ma lascia perdere, non è che se non si è sicuri di una cosa bisogna per forza andà su internet. Facciamo finta che sia giusto. Quindi, partiamo da Marco Taradash: no comment. Giovanardi Carlo: ibidem. Chiaro?”
“Capezzone Daniele: ibidem.”
“Bravo. Hai capito..”
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“..la Russa Ignazio: ibidem.”
“No, su di lui potremmo scrivere: per capire che personaggio era, prego fare riferimento all’inizio del film “Sbatti il mostro in prima pagina”, di Marco Bellocchio, 1972.”
“Oh, finalmente dopo trentacinque nomi uno che siamo riusciti a commentare.”
“Sì, forse è meglio se passiamo a quelli di centro, magari ci riescono meglio.”
“Intini Ugo.”
“Ex fedelissimo di Craxi, mio padre arrivò a dire che “lui però è dei nostri.”
“Jervolino Rosa Russo.”
“Ha fatto sbattere in galera migliaia e migliaia di tossicodipendenti e di ragazzi e ragazze per un solo spinello. La sola alternativa al carcere era quella di finire in comunità di recupero, ovvero tra le grinfie di Muccioli, dove ogni tanto ci scappava il morto. Agli inizi degli anni ’90 promosse una riforma della scuola che scatenò una rivolta che non si vedeva dai tempi della riforma Malfatti.”
“Veltroni Valter.”
“Ex dirigente del PCI, nel 1995 dichiarò di non essere mai stato comunista. Per fortuna.”
“D’Alema Massimo.”
“Su di lui aveva ragione Berlusconi: nonostante tutto era, è e sarà sempre un comunista. Brrr…”
“Esposito Stefano.”
“Proviene dalla FGCI degli anni ’80. Si commenta da sé.”
“Fassino Piero.”
“Responsabile fabbriche del PCI a Torino alla fine degli anni ’70. Trent’anni dopo, si schiererà contro gli operai che difendeva (capirai..) e dalla parte di Marchionne e dei sindacati gialli.”
“Concludiamo con i nostri?”
“I nostri chi?”
“Quelli che votavamo.”
“No, quelli che tu votavi.”
“Perchè, tu non li hai mai votati?”
“Qualche volta purtroppo sì.”
“E allora?”
“Va bene, comincia con i nostri.”
“Cento Paolo.”
“Sottosegretario durante il governo Prodi, andava in piazza con i compagni di Roma a gridare slogan del tipo “uccidere un fascista non è reato”.”
“Perché, tu non lo hai mai urlato?”
“Certo che sì, però non faccio il sottosegretario, io.”
“Già. Ferrero Paolo.”
“Comunista petaloso.”
“Vendola Nicola.”
“Ibidem.”
“Agnoletto Vittorio.”
“Un bravo medico.”
“E poi?”
“Un bravo medico.”
“Ferrando Marco.”
“L’ho visto una volta a Pavia al Sottovento, ha ordinato un crodino. Ma pensa te.”
“Ma che c’entra?”
“L’avanguardia del proletariato di questo paese beve vino rosso della cantina sociale, non il crodino. O no?”
“Va bene. Caruso Francesco.”
“Mi son fatto una vasca in treno fino a Cosenza per chiederne la liberazione, accidenti a me.”
“Certe cose non si dicono.”
“No, si scrivono. Scrivilo.”
“Bertinotti Fausto.”
“No, lui no.”
“Bertinotti Fausto.”
“Bertinotti..’ccidentalluiearquadribudellonfametegamemaledettodellama..Mina! Entra, mettiti a sedè con noi.”
“Anzi, ce lo prepari un caffè?”
“Ma fatevelo da soli, per chi mi avete presa?”
“Allora fai una canna, che tanto abbiamo quasi finito. Tieni, in questa scatola trovi tutto l’occorrente.”
“Una canna volentieri. Ma che state complottando, che mi sembrate due carbonari?”
“Hai presente che c’è stato il Brexit, e che il giorno dopo una quantità allucinante di persone sui social si è scagliata contro il suffragio universale perché gli inglesi non hanno votato come volevano loro?”
“Sì.”
“Ecco, son gli stessi che in questi ultimi vent’anni hanno dato l’esempio mandando in Parlamento una serie di personaggioni di ogni risma e schieramento di cui stiamo facendo un minuzioso elenco da un paio d’ore a questa parte. Della serie: meno male che ci son loro che son sempre più ganzi di vell’artri e che hanno capito tutto. Tra l’altro, avessero detto una parola una sul fatto che in Spagna hanno rivinto quei banditi del Pippì. Rajoy va bene, gli inglesi no.”
“Basta sciacquarsi la bocca con il Manifesto di Ventotene, leggere un paio di stronzate su Repubblica o Corriere, e poi ognuno si sente in diritto di dire cosa gli pare.”
“Come se l’Europa fosse davvero nata sulle basi di quel manifesto lì. Sai cosa gliene frega a Juncker di quello che diceva Altiero Spinelli?”
“O a De Gaulle e ad Adenauer..”
“Negli ultimi trent’anni hanno distrutto un intero continente, disintegrato centinaia di migliaia di comunità, scatenato guerre in ogni parte del globo, ci hanno chiuso in scatole sempre più vuote facendoci sentire sempre più soli e alienati, partendo proprio dalla Gran Bretagna, e ora gridano allo scandalo, prendendosela con il temibile volgo inglese. E poi quei geni di cui sopra, che magari non hanno neanche mosso un dito in tutti questi anni delegando e affidandosi ai vari Berlusconi, o Rutelli perché il saggio sceglie sempre il male minore, anziché cominciare a farsi qualche domanda un po’ più impegnativa tuonano contro il suffragio universale. Ma per piacere.”
“Il suffragio universale va bene solo quando c’è da votà a Isc-Fatto il cantante che ci piace, per il resto va abolito.”
“E’ che quindici anni fa eravamo noi ad avere il pallino in mano. Eravamo noi a sognare un’Europa diversa, che non fosse quella degli accordi di Maastricht e delle bombe sulla Serbia. Invece ora l’iniziativa antieuropeista è in mano ai vari Farage, Le Pen, Salvini, Orbàn e compagnia bella, che tra l’altro sono a favore di questo devastante modello di sviluppo ultraliberista, mica contro. Il fatto che siano contro è una narrazione falsa come i soldi del Monopoli. Tutte fole per pischelli.”
“Le sconfitte si pagano. Ci hanno fatto un culo così, c’è poco da ragionà.”
“E adesso che si fa?”
“E che vuoi fà? E’ pronta la canna?”
“Sì.”
“Ti sei risposta da sola. Appizza, và.”

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