In caso di necessità, rompere il vetro! – Parte 2: Metamorfosi

di eigenLab
[Parte I]

Parte II – Metamorfosi

Appena Dev apre gli occhi si rende conto che la sua stanza non è più la stessa. Il lampadario è scomparso, il muro è completamente bianco.

“Ma io avevo un lampadario…” Dev si guarda intorno: quello che fino alla sera prima era appeso alle pareti, non c’è più. Ma dove è finito tutto? Riappoggia la mano sul comodino, pensando per un attimo di non essersi ancora messo gli occhiali. Ma no, ce li ha addosso.
“Che ore sono?”
Nessuna risposta.
“Ok occhiali, che ore sono?”. Dev lo ripete, questa volta scandendo meglio le parole. Di nuovo nulla.
Si alza di scatto con un brivido lungo la schiena.
“Non è possibile” pensa, ma al tempo stesso non si riesce a dare un’altra risposta. Il sistema ha crashato, gli occhiali non funzionano.
“Non è possibile” pensa ancora, infilandosi i pantaloni di fretta.
“Oddio chissà che ore sono!”
Ormai nel panico fruga nervosamente nel comodino. Suo padre gli aveva regalato un orologio analogico, un pezzo di antiquariato ancora funzionante, e lo aveva messo lì anni prima, sepolto da un mucchio di altro ciarpame. Impiega qualche secondo per capire l’orario dalla posizione delle lancette.
Le 8 e 45. Non riesce a trattenere un gridolino.
Si siede, fa un respiro profondo, fissando la parete bianca di fronte a sé.
“Tranquillo – pensa – oggi è domenica, lavori da casa”. Si guarda nuovamente intorno, come per accertarsi che non stia sognando. Come farà a connettersi al PC senza gli occhiali funzionanti? Tra un quarto d’ora deve essere online. Un ritardo a lavoro, anche di domenica, comporta delle conseguenze che Dev non vuole nemmeno immaginare. Potrebbe perdere molti lifecoins, o addirittura il posto da tirocinante.
Si toglie delicatamente gli occhiali, li esamina. Cosa può essere successo? Ripensa al giorno prima e l’unica cosa che gli torna in mente è la lunga chiacchierata con Qiba e quella bravata di scambiarsi gli occhiali per pochi minuti, durante la pausa caffè.

Erano passati mesi dal loro primo incontro, e col tempo erano diventati buoni amici. Dev non aveva mai conosciuto nessuno come Qiba. Non sembrava avere le aspirazioni delle persone che aveva incontrato fino a quel momento; guadagnare lifecoins attraverso la vendita di un app di successo o lavorare alacremente per poter raggiungere il posto di dirigente erano ambizioni che non gli appartenevano. Era come se guardasse il mondo che lo circondava con occhi diversi da quelli con cui lo vedeva Dev.
“Non pensi che essere connesso costantemente alla rete ed usare gli occhiali dovunque tu vada abbia condizionato la tua vita?” gli chiese un giorno Qiba, quasi dal nulla.
A Dev lì per lì gli sembrò una domanda sciocca.
“Certo, lo faccio perché gli occhiali rendono tutto più semplice. Senza non sarebbe per niente facile essere rintracciabile dagli amici, non potrei condividere con loro i miei momenti felici della giornata, né quelli tristi. Essere connesso mi rende meno solo, in un certo senso. Se mi perdo per strada, Argo mi suggerisce dove andare; se sono indeciso sul locale in cui mangiare, so quali piacciono ai miei amici; se mi annoio, ho sempre qualche app divertente con cui giocare… perché me lo chiedi?”
Qiba ascoltava le parole dell’amico con attenzione e nel frattempo lo fissava con lo sguardo di uno che non sa minimamente di cosa stesse parlando. Eppure glieli vedeva indossare sempre. Ma come faceva a non essere sempre sommerso da notifiche, chiamate o avvisi come invece succedeva a lui? Dev era sempre più perplesso.
C’era solo un modo per sciogliere questo dubbio. Non aspettò nemmeno la risposta di Qiba e chiese di getto: “Vorrei proprio sapere come funziona la tua versione degli occhiali. Ti va di scambiarceli?”
“Meglio di no, Dev”
“Perché?”
“Non voglio immischiarti”
“Immischiarmi in cosa?” Dev cominciava a capire, ma preferiva fosse Qiba stesso a vuotare il sacco.
“Dopo che te lo dico, non si torna più indietro”
“Lo so”
“Va bene” rispose Qiba sospirando, “Ho gli occhiali disattivati.”
“Ma… cosa significa?”
“Stai tranquillo, posso spiegarti tutto”.
Dev era impallidito visibilmente. Nonostante l’avesse intuito, sentirselo dire faceva tutto un altro effetto.
“Vieni a mangiare qualcosa da me stasera, avremmo tutto il tempo per discutere”.
La campanella della fine della pausa pranzo risuonò in quel momento. Dev, ancora un po’ scosso, non fece altro che annuire. I pensieri gli vorticavano in testa, tormentandolo per tutto il giorno: “Com’è possibile? Perché io lo vedo sempre collegato? Come fa a non farsi scoprire?”
Per tutta la giornata non riuscì a concentrarsi su ciò che avrebbe dovuto svolgere. Quasi alla fine del suo turno arrivò una notifica di richiamo grave per essere risultato distratto e poco produttivo rispetto alla sua media giornaliera. Ma quel giorno, per Dev, il lavoro non era una priorità.
Appena suonata la campanella di fine turno, si fiondò fuori dall’edificio. Doveva passare a casa prima di andare a cena da Qiba. Credeva di aver capito dove abitasse, ma aveva paura di non aver sentito bene nella confusione del momento.

Scelta bizzarra, quella di Qiba. Perchè vivere fuori dagli alveari forniti da Redspot a prezzi così modici? Certo, non erano il massimo della comodità, ma c’era tutto quello di cui avevi bisogno per sopravvivere. L’appartamento di Qiba era nella periferia un po’ abbandonata della città, vicino a quella che una volta era l’industria tessile più importante del paese. Ora era fallita e i locali, una dozzina di prefabbricati di lamiera, erano di proprietà di Argo.

A Dev non capitava spesso di uscire fuori dalla zona lavorativa, e passeggiando per quelle strade ricordò il perché. In quel quartiere non si sentiva per niente sicuro. Le strade, l’architettura delle case e una semioscurità inquietante rendevano l’ambiente molto più desolato e degradato. Un po’ a fatica e solo grazie alle indicazioni degli occhiali trovò finalmente l’indirizzo di Qiba.pt2_inq
“Chi abita qui? Taggalo!” Dev stava per farlo, ma per qualche motivo decise di non condividere nulla, almeno fino a che non si fosse chiarito col suo amico.
La casa era molto diversa dalla sua. Era un edificio alla vecchia maniera, con pochi piani abitativi e un colore completamente differente da quelli che lo circondavano. Niente a che fare con gli enormi quartieri monocromatici che era abituato a vedere.
Una volta entrato, dette un’occhiata in giro, stupito. Qiba aveva arredato l’appartamento come si faceva prima dell’avvento degli occhiali, con quadri e poster alle pareti. “Probabilmente avrà ereditato tutto da una bisnonna” pensò.
“Un attimo, sto arrivando” urlò Qiba dalla cucina. Dev si sedette su di un divanetto colorato in soggiorno, guardandosi attorno come se fosse appena entrato in un museo. Qiba si presentò poco dopo, con una pentola piena di zuppa. Ora che lo aveva davanti a sé, Kyromante non sapeva più da dove cominciare.
“Sei arrivato puntuale” disse, versando un po’ di quella roba in una ciotola. “Non so perché, ma me lo aspettavo”.
Aveva un’espressione beffarda, come se sapesse che Dev dentro di sé aveva un’infinità di quesiti da porgli.
“Da dove vuoi cominciare?” chiese, appena finito di servirsi da solo.
“Non so proprio… Anzitutto, come fai a risultare collegato in rete dagli occhiali? Da quant’è che lo fai? Cos’è che ti spinge a fare tutto ciò? Perché…”.
“Ehi, calma Kyromante! Una cosa per volta. Per quanto riguarda il mio status online, è semplicemente uno script che ho ideato con il mio gruppo. Faccio fare due o tre percorsi diversi a settimana al mio account copiato in locale sul mio PC. Per Argo sono quasi sempre collegato. In effetti, non deve credere che abbia una vita molto entusiasmante” disse Qiba ridacchiando.
“Ma perché lo fai? Ti rendi conto di quanto stai rischiando? Le azioni di hacking sono considerate terrorismo di terzo livello!” esclamò Dev con una voce stridula. Fece una pausa, poi continuò: “Per quale motivo corri questo rischio quando potresti andare in giro senza occhiali?”.
“Secondo te, come verrei visto dagli altri se non avessi questi dannati occhiali? Comincerebbero a farsi domande e prima e poi verrei pizzicato per qualcosa. Ad uno del mio gruppo è già successo”.
Dev non sembrava del tutto convinto. “Pizzicato per cosa? E poi chi è questo tuo gruppo? Che cosa fate di preciso? Ne parli spesso ma in questi mesi non me li hai mai presentati. Come…”.
Qiba lo bloccò nuovamente “Se mi lasci il tempo, magari potrei anche darti qualche risposta”. Dev si zittì.
“Faccio parte da ormai un paio di anni di un gruppo, mmmh… di attivisti. Quello che facciamo non sempre è compreso dal governo o da Argo perciò usiamo dei mezzi sicuri per comunicare e per non farci intercettare. Il trucco degli occhiali è uno dei tanti. Tra di noi comunichiamo attraverso dei canali privati e sicuri, come i tunnel VPN, non so se te ne hanno mai parlato. E ovviamente tutte le informazioni che ci scambiamo sono criptate in modo che anche se ci beccano non c’è alcun pericolo…”
“Perché?”
“Beh, senza la tua chiave privata per decriptare il messaggio, non potranno mai leggere ciò che hai scritto”.
“Continuo a non capire perché facciate tutto ciò… ”
Qiba assunse un’espressione molto solenne, riflettendo bene sulla risposta da dargli.         “Ero stufo. Anzi, eravamo stufi. Stufi di essere sempre consigliati, su dove mangiare, come vestirci, chi conoscere. Stufi di doverci far piacere qualsiasi cosa ci venisse propinata da Argo. Un bombardamento continuo di Condividi ai tuoi amici, Consiglialo al tuo gruppo, Metti mi piace. Stufi di avere una finta scelta”. Ci pensò un po’… poi gli chiese con fare provocatorio: “Quand’è l’ultima volta che hai mangiato qualcosa di diverso dal solito cibo consigliato da Argo? E l’ultima volta che hai letto un libro che non avesse mai letto qualcuno della tua cerchia? Non senti di non avere più potere decisionale su te stesso, sulla tua vita, sui tuoi desideri?”.
Dev era pensieroso. Non era ancora convinto completamente di quel che il suo amico gli stava dicendo. Alcune cose non gli tornavano proprio. Qiba non sembrava proprio un criminale o, peggio ancora, un terrorista. Ma allora perché criptava i suoi messaggi? Cosa significava che quello che faceva lui non era compreso dal governo o da Argo?

“Devo andare a trovare Qiba”. Dev si è perso nei suoi pensieri ed è già in ritardo con il lavoro da casa.
“Mi darò per malato, sarebbe la prima assenza dell’anno in fondo… ” pensa, infilandosi la giacca. “Speriamo solo che sia a casa.”
Guardandosi allo specchio, trasale. Dall’esterno gli occhiali paiono funzionare.
“Ma come è possibile? Che sia stato davvero Qiba? Perché l’ha fatto? Sa come la penso in proposito…”
Una morsa al petto. Qiba è il suo unico vero amico dopo anni di stentate conoscenze superficiali. L’unica persona con cui possa parlare di cose diverse dall’ultimo post in cui si è taggati su sociaLife. Questo tiro mancino non se l’aspettava… Spera solo di sbagliarsi e che sia un difetto dei suoi occhiali. In fondo è da anni che porta sempre gli stessi.
“Ora come faccio a sapere che tempo farà?” Dev rimane sulla porta, passando la mano sull’ombrello, inutilmente. Di solito, grazie alla sincronizzazione WiFi tra l’ombrello, gli occhiali e il satellite meteo, basta passare la mano sul manico per capire se pioverà. Se il manico diventa rosso si può lasciare l’ombrello a casa, se diventa blu è meglio portarlo con sè se non ci si vuole bagnare. Non c’è nemmeno più bisogno di guardare dalla finestra.
“La finestra, giusto!”
Erano anni che Dev non apriva le finestre da solo. Con l’ombrello digitale e col fatto che i vetri scorrevano durante la sua assenza per il ricambio d’aria, affacciarsi al mattino era diventata solo una perdita di tempo.
Clack!“. Aria fresca.
Chiude gli occhi per un momento, godendosi la brezza mattutina. Sicuro di leggere sullo schermo subito dopo “Sonno? Bar Dolcezza a 3 minuti e mezzo da qui, it’s time for a coffee!”
E invece niente. Che effetto strano. Si lega l’orologio analogico al polso, con un sorriso. Lo aspetta una giornata quantomeno diversa.

Qiba pensò bene alla risposta da dare a Dev visto che il punto che aveva sollevato l’amico era davvero delicato. Soprattutto era difficile affrontarlo in pausa pranzo, dentro ad una pizzeria strapiena.
“Non siamo criminali, o almeno non lo siamo nel modo in cui lo intendi tu. Esprimiamo il nostro dissenso in varie forme e questo non piace a Argo, né tantomeno al governo. Per questo se dobbiamo comunicare tra noi, cifriamo sempre i nostri messaggi. Anche solo per far sapere quello che ci è successo durante la giornata o cosa abbiamo comprato dal supermarket online.”
“Continuo a non capire. Perché dovresti sempre usare messaggi crittati? Mi rendo conto che sia importante nel caso tu faccia qualcosa al limite della legalità. Ma per comunicarsi la lista della spesa, che senso ha?” chiese Dev.
“I tuoi genitori ti hanno mai parlato delle lettere?”
“Sì, credo di averne ancora qualcuna a casa. Perché?”
“E delle cartoline?” proseguì Qiba “Te ne hanno mai parlato? Qual era la differenza?”
“Beh…” cominciò Dev, corrugando la fronte nel tentativo di ricordare “Le lettere erano dei fogli con scritto quel che volevi ed erano chiusi in una busta. La cartolina era la stessa cosa ma visibile da tutti…” Mentre le parole gli uscivano di bocca, aveva già capito dove il suo amico volesse andare a parare.
“Quindi che differenza c’era tra le due?”
“È ovvio. Se volevi scrivere qualcosa di confidenziale, non lo facevi certo con una cartolina.” rispose Dev prontamente.
“Confidenziale nel senso di illegale o nel senso di personale?”
“Uff, personale!” sbuffò Dev “Ma non è la stessa cosa!”
“Appunto” continuò Qiba. Dopo una breve pausa riprese a parlare: “Ora è anche peggio. Nessuno ha consapevolezza della vulnerabilità delle comunicazioni tramite Argomail e del fatto che ogni bit venga raccolto, analizzato e utilizzato. Che poi l’uso sia commerciale, antiterroristico o di pura indagine di marketing non importa. Per questo proteggo sempre le mie email, cifrandole. Conosci il sistema PGP? Sembra complicato, ma in realtà è alla portata di tutti. È un programma che si basa sull’utilizzo di una coppia di chiavi, una pubblica e una privata. Lo puoi pensare come una cassaforte: se vuoi mandare un messaggio cifrato usi una chiave pubblica – come se fosse un lucchetto – chiudendo il messaggio nella cassaforte. Solo il destinatario, con la sua chiave privata, può aprire il lucchetto e può decifrare il messaggio che gli hai mandato”.
“Non capisco ancora come fai ad essere così sicuro degli strumenti che usi. Come fai a sapere che la pgp sia invulnerabile?”.
“Beh… Perchè si fonda su solide basi teoriche ed è stato implementato da molti programmatori esperti… Tra cui anche me.”
“Ah!” Kyromante aveva capito che Qiba fosse molto abile a programmare, ma non immaginava fino al punto da sviluppare software per la crittografia. Soprattutto non immaginava che un programmatore di questo livello potesse fare il tirocinante a Redspot. Dev riusciva solo ora a capire meglio certi comportamenti di Qiba che inizialmente lo avevano sorpreso.
“Quindi è anche per questo che non sei mai su sociaLife, vero?”
pt2_gun “Un tempo lo frequentavo spesso… Fino a qualche anno fa era diverso. Nonostante sapessi già tutte le implicazioni che comportava farne parte, starci era il modo più semplice per raggiungere velocemente un gran numero di persone. D’altronde, sociaLife è come una piazza sempre piena di gente, pronta ad ascoltare qualsiasi cosa tu abbia voglia di dire. Io e il mio gruppo postavamo articoli interessanti, cercavamo di creare dibattiti su tematiche controverse, facevamo seminari preparati da noi e li pubblicizzavamo su sociaLife. Poi il mio account è stato sospeso.”
“Sospeso?” Dev strabuzzò gli occhi. Sapeva che un simile trattamento era riservato ai profili segnalati più e più volte.
“Sì. Io l’ho preso come un avvertimento. Contenuto inappropriato, recitava il messaggio. Non so se sia stato qualcuno tramite Aiuta la Giustizia versione online o semplicemente abbia tirato troppo la corda io. Fatto sta che in quel momento ho capito che non saremmo più potuti tornare indietro.”
“In che senso?” Dev pendeva dalle labbra di Qiba come un bambino che ascolta per la prima volta una storia avvincente.
“Nel senso che c’era un tempo in cui sociaLife poteva essere usato per smuovere le coscienze. Un tempo in cui il gioco valeva la candela. Ora non più. Non si riesce nemmeno più a capire chi mandi le segnalazioni dei contenuti pubblicati dagli utenti e chi decida se siano appropriati o meno. Ora il livello di controllo è tale che per una persona come me esporsi sul social potrebbe mettere a rischio me e i miei compagni.”
“Una persona come me..” pensò Kyromante, perplesso.

Ora che passa davanti a quella pizzeria, a Dev torna in mente la discussione, avvenuta almeno due mesi prima. Ritorna lo sconforto. “E se si fosse avvicinato a me solo per fregarmi? E se un anno fa, sulle scale, mi avesse scontrato intenzionalmente? Impossibile. Il giorno dopo, sono stato io a cercarlo per il reparto e sono stato sempre io ad aggiungerlo su sociaLife.”
Mentre è assorto nei suoi pensieri scorge una via che non aveva mai notato, nonostante quella fosse la solita strada che aveva percorso centinaia di volte. Senza le mappe di Argo la città stava assumendo una morfologia molto diversa dal solito.
Kyromante si guarda intorno, fortuna che è domenica e stanno tutti lavorando a casa.
Si infila nella viuzza e prosegue.
“È proprio bello” pensa tra sé e sé “andare dove mi pare e non dover condividere la mia posizione”. Probabilmente si è già perso, ma che importa? In questo momento dovrebbe essere a casa, sul letto, a programmare codice per qualcosa troppo grande e importante anche solo per sapere a cosa serva.
“Il codice su cui voi tutti avete lavorato ha permesso lo sviluppo di moltissime app che stanno cambiando la vita delle persone. Per questo, dovreste essere orgogliosi di voi stessi per il vostro duro lavoro” disse uno dei suoi superiori durante il discorso di fine anno ai dipendenti, poco prima di essere travolto da un fragoroso applauso.
“Ma per quale motivo dovrei essere orgoglioso del mio duro lavoro?” ripensa ora Dev. “Non so nemmeno cosa sto realmente implementando. Potrei lavorare ad Aiuta la giustizia senza saperlo oppure a quella nuova app nata da poco: TellTheTruth. Perché dovrei essere orgoglioso di implementare un’applicazione che permette di capire se l’altro sta mentendo analizzando le espressioni del suo volto?”
“Dev!”
Kyromante non crede ai propri occhi.
“Sonia, che ci fai qui?”
Ormai si è completamente perso, ma non se ne dispiace: sta passeggiando in un parchetto che fino alla mattina stessa non sapeva nemmeno esistesse.
“Ma come, non lo sai? Domani esce una nuova versione degli occhiali! Non hai visto il mio post? Ti ho pure taggato!”
“No in realtà non… No mi dispiace, non ci ho proprio fatto caso”
“Strano…” dice lei, cambiando espressione. Si avvicina con fare preoccupato. “Sicuro che va tutto bene? Ti ho scritto un mail ieri e non mi hai nemmeno risposto.”
“Ah sì…” dice Dev facendo finta di ricordare, per non insospettirla ulteriormente. “Non ho avuto proprio tempo di rispondere. Sai, tra il lavoro e GreenMe… ma tu piuttosto” continua, cercando di cambiare argomento “perché sei in giro di domenica mattina? Cosa c’entra l’uscita degli ultimi occhiali?”
“Se avessi letto il mio post…” risponde lei, quasi scocciata “Vado ad accamparmi! Domani mattina alle 9 apriranno le porte del negozio e per i primi 100 consumatori gli occhiali sono in regalo!”.
“Starai 24 ore davanti ad un negozio per un nuovo paio di occhiali?” Dev è seriamente sorpreso, da Sonia non se lo sarebbe mai aspettato.
“Ma Kyromante, dovresti vederli! È stata integrata una nuova app, chiamata dressCode. Basta fare una foto al tuo guardaroba e Argo sceglie per te come vestirti, combinando gli abbinamenti più in voga del momento. Pensa che se hai vestiti non più di moda, Argo ti consiglia il negozio più vicino dove poterne comprare di nuovi, adattandosi al tuo stile. Non è bellissimo? Per te che ti lamentavi del fatto di vestirsi in fretta al mattino, è perfetta! Kyromante, mi stai ascoltando?”
Dev è senza parole. Ma da quanto tempo non vede Sonia? È sempre stata così superficiale?
“Scusami io… Devo andare, ci sentiamo”
“Ah… Ok…. Stasera sei su social, vero?”
Dev, annuendo sovrappensiero, si è nel frattempo già incamminato. Chi avrebbe mai immaginato…” pensa “Chi avrebbe mai immaginato che bisognasse togliersi degli occhiali, per vederci meglio.”

Cento occhi aveva Argo tutt’intorno al suo capo:
due alla volta riposavano a turno,
mentre gli altri stavano svegli, montando la guardia.
In qualunque modo si sistemasse, sorvegliava Io;

(Ovidio, Metamorfosi 1, 625-627)

“Il codice è pulito” mugugna Qiba.
“Tutto qui? ma sul programma non mi dici niente?”.
Dev gli stava mostrando GreenMe, dopo gli ultimi aggiornamenti che gli erano costati mesi di lavoro.
“Cosa devo dirti, Dev? È simpatica.. È un’idea simpatica.” Qiba pare visibilmente imbarazzato.
“Cosa c’è che non va?” chiede Kyromante con un sospiro. È in arrivo una paternale, se lo sente.
“Ecco… il fatto è che non solo non risolvi un bel niente così, ma non analizzi nemmeno il problema dal punto di vista giusto”. Qiba ha deciso di vuotare il sacco. “Così facendo lisci solo il pelo all’emotività superficiale delle persone, che credono di “fare la differenza” lavandosi il culo con carta igienica riciclata, quando Argo produce continuamente versioni aggiornate di tecnologie inutili, che con delle campagne pubblicitarie che trapanano il cervello, ti fanno credere indispensabili.”
“Beh ma è sempre meglio di niente, no?”
“In più è pure finanziato dal ministero dell’ambiente, che mette a disposizione delle somme spropositate di lifecoins ogni anno per progetti simili al tuo, no?”
“Sì ma…”
Interrompe Qiba “…lifecoins che potrebbero essere usati per situazioni emergenziali come quella riserva che sta andando in malora appena fuori città!”
“Mi sembrava un modo più diretto e simpatico per…”
“Non sto dicendo che hai fatto male, Dev” prosegue Qiba, cercando di sembrare meno aggressivo “dico solo che con questa storia delle app, stanno creando uno strato di pseudo-coscienza sociale che non condivido e che vorrei grattare via, perché non fa altro che alimentare un finto buonismo che non porta a niente. Boicottiamo Argo, piuttosto!”
“Ho creato l’aiuta la giustizia degli ecologisti…” dice a voce bassa Dev, spropt2_piantafondando sul divano.
“Beh no dai, adesso. Insomma…”
L’integralismo etico di Qiba non gli permette mai di usare mezze parole, nemmeno con Kyromante.
Da quando l’ha conosciuto, ha capito quanto Dev fosse un tipo a posto, corretto, con le idee chiare su certi argomenti anche se un po’ nebulose su altri, ma comunque con un grande potenziale. Avrebbe potuto fare grandi cose, se solo qualcuno gli avesse fatto aprire gli occhi. Se solo qualcuno gli avesse fatto capire che quella non era vita, e che fosse proprio quello il momento di riprendersi con la forza tutti i diritti che erano stati mangiucchiati lentamente e cautamente, a colpi di mi piace.
Non esiste più nulla che non sia di proprietà di Argo: non stiamo parlando solo dei beni materiali, la casa, la macchina, l’azienda in cui lavori: stiamo parlando di te stesso, di ciò che ti è più caro, della tua intimità, delle tue amicizie, della tua rete sociale, dei tuoi amori, dei tuoi desideri. Tutto è messo in vendita e tutto serve per accrescere l’enorme, sterminato capitale di Argo. Più la rete si fa grande, più interazioni ci sono tra i nodi, più informazioni dai a Argo… Questo Dev non l’ha capito, ancora.
Qiba queste riflessioni le fa da tempo, e non solo: da quando è poco più che maggiorenne, è entrato in un gruppo di hacker che da anni costituiscono la parte attiva di quella esigua e silenziosa resistenza che è rimasta.
Esigua perché il controllo è totalitario, e parlare fuori dal coro significa immancabilmente essere tacciati di terrorismo. Silenziosa quindi, viene da sé: ormai l’unico modo per (r)esistere è far finta di non esserci: gli attacchi a Argo, i DDoS ai siti governativi, gli aiuti ai blog censurati, gli script per non dover usare gli occhiali: tutto viene fatto nella più totale discrezione.

Qiba ci ha pensato a lungo, in questi mesi, ha chiesto consiglio agli altri compagni, ha deciso: vuole svelare tutto a Dev.
Con Kyromante si è stabilito un rapporto troppo profondo per non spiegargli come stanno le cose veramente.
Ormai lo conosce così bene, che mentre gli svela il trucco per non dover indossare gli occhiali sa già quale sarà la sua reazione. Ha già previsto che non basterà qualche chiacchierata per convincerlo. Sa fin da subito che dovrà essere un po’ invasivo e non molto corretto.

In realtà l’occasione si manifesta senza bisogno di dover architettare niente. È Dev stesso che gli chiede, con voce bassa, ad una pausa caffè: “Sono giorni che discutiamo di questi dannati occhiali. Mi fai vedere cosa si prova?”
Qiba non riesce a trattenere un sorriso. Risponde in modo beffardo, mentre si fruga tra le tasche “Ma come.. E il terrorismo di terzo livello?”
“Correrò questo rischio… Dai, solo due minuti!”
“Va bene… Però sarebbe meglio scambiarceli, così nessuno ci guarderà storto” dice Qiba, afferrando la schedina SD dalla tasca. “Trovata!” pensa “Speriamo sia quella con lo script giusto. È talmente piccola che non si accorgerà di nulla”.
“Incredibile!” Dev gira su se stesso e si ferma davanti alla macchinetta del caffe. “Oddio non ti consiglia nemmeno se prendere il caffè o meno!”
“Certo che no, non ti può scandagliare la retina…” sussurra Qiba, mentre infila la schedina negli occhiali di Dev, che ora ha addosso.
“È vero, quindi non può capire se hai sonno… E tu come ti senti?” chiede Kyromante, guardandosi intorno.
“Tartassato” risponde Qiba ridacchiando “Oh oh ti ha appena scritto Sonia…”
“Dà qua!” dice Dev, ridendo.
La pausa è finita e Qiba non deve fare altro che aspettare il giorno seguente per capire se la sua mossa è stata salvifica oppure troppo avventata.

FacebookCondividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *