In caso di necessità, rompere il vetro! – Parte 3: La sfida

di eigenLab
[Parte I]

Parte III – La sfida

“Il messaggio è stato inviato correttamente” legge Dev sulla schermata del suo pc. “Perfetto!” pensa. Il tunnel VPN tra lui e Mr Z non gli aveva dato nessun problema da quando l’avevano implementato.
“Bisogna coordinarsi senza che nulla possa andare minimamente storto” pensa tra sé e sé, mentre continua a fissare il monitor del suo computer. Quel che c’è in gioco è troppo importante. Tantissime persone erano state coinvolte in quell’operazione, molte delle quali Dev non aveva nemmeno mai incontrato di persona. Quello che li accomuna in questo momento è un obiettivo comune.
Da qualche mese, Kyromante ePawelKuczynski63 i suoi compagni hanno lavorato praticamente solo a quell’attacco: mandare down i principali siti governativi e di Argo facendo apparire un messaggio scritto a più mani in cui si spiega il motivo del loro gesto.
Il governo ha dovuto indire elezioni a causa di conflitti interni e gravi accuse di corruzione di diversi ministri. Ma anche questa campagna elettorale, come le precedenti, è una farsa, una serie di burattini manovrati da Argo e dalle altre sorelle multinazionali che permetteranno il costante proliferare di capitale nelle mani di pochi, e la miseria in quelle dei restanti.
Oggi è il giorno di alzare la testa per guardare lontano, ed il suo gruppo è uno dei tanti che costruisce il sabotaggio, creando fattivamente un disagio diffuso a tutta l’immensa rete di Argo. Tanti attacchi, distribuiti nel tempo, a tutti i siti da cui Argo trae profitto: ora stanno per mandare down Aiuta la Giustizia, proprio l’applicazione che aveva suscitato in Dev molte domande, anni prima.
Ovviamente da soli non ce l’avrebbero mai potuta fare. Una coordinazione tra diversi gruppi, pur essendo lunga e difficile, è stata necessaria per non fallire. Kyromante non sembra agitato, nonostante quello sia effettivamente il suo primo attacco DDoS ad un sito governativo.
“Hai ricevuto un messaggio da Mr. Z”. Si è distratto un attimo, un’altra volta. “Non deve più succedere” pensa.
“Sei pronto?”
“Certo. Ho configurato tutto per l’attacco”
“Ottimo! Tra 10 minuti andiamo in scena”
Dopo la decisione di Dev di entrare nel gruppo di cui Qiba faceva parte, la sua vita era cambiata, profondamente. A parte Dev, Mr.Z e pochi altri, i militanti del suo gruppo non erano programmatori. Alcuni non avevano nemmeno finito l’università: un lavoro, anche se mal retribuito, li aveva spinti a interrompere gli studi prematuramente. Nonostante questo, col tempo tutti erano diventati esperti in materia, autoformandosi a vicenda.
Le maglie del controllo si erano strette tantissimo, esponenzialmente nel tempo: controlli di identità durante le ore lavorative, scannerizzazione del pollice non più alla maggiore età ma dopo il primo anno di vita, controlli mensili delle abitazioni. Le pene per il coinvolgimento in un gruppo di hacker erano ovviamente molto più dure di quelle di tanti altri reati.
Dev lo sapeva, era perfettamente cosciente del vicolo cieco che stava percorrendo sin dalla sera che decise di andare con Qiba a presentarsi agli altri, anni fa.
Tra i compagni del gruppo, Mr. Z è quello con cui è riuscito a legare di più. Era lui che rispondeva a qualsiasi suo quesito e che l’aveva aiutato a configurare lo script per sembrare sempre collegato agli occhiali. Avevano anche implementato un tunnel VPN insieme, una misura di sicurezza aggiuntiva nel caso in cui il traffico eccessivo tra i due computer risultasse sospetto ad Argo.
Kyromante aveva imparato in fretta ad usare gli strumenti di cifratura; d’altronde, quello che gli aveva detto Qiba tempo prima era vero: tutti possono imparare come si cripta un messaggio, non bisogna saper programmare per farlo.
Dev ricontrolla per l’ennesima volta che tutte le configurazioni siano quelle concordate con gli altri. All’improvviso un messaggio sul computer lo fa trasalire.
Qiba è in linea
“Non è possibile…” pensa, in un misto di sorpresa e gioia. “Devo subito dirlo a Mr. Z”.
“Qiba è di nuovo collegato alla chat!”
“Dev, non ti distrarre. Comunque non è vero, a me compare offline. Non scherzare su queste cose!”
È vero. Qiba non è in linea. Ma allora perché a lui era comparso quell’avviso?
Era da quasi un anno che Dev non riusciva più a comunicare col suo migliore amico. Un giorno, senza preavviso, era scomparso. Kyromante non aveva mai capito davvero il motivo di quel gesto. Secondo tanti suoi compagni, Mr. Z per primo, Qiba era stato arrestato o, nel peggiore dei casi, era morto. Non era possibile che dopo così tanto tempo non si fosse ancora messo in contatto con loro, dicevano.
Dev è di un altro parere. Forse era stato intercettato un suo messaggio non criptato e aveva deciso che era troppo rischioso restare. Forse si era esposto troppo per rimanere a lavorare a Redspot.
“Quel giorno un Qiba è scomparso, ma un altro ha preso il suo posto” aveva detto una volta Mr. Z, riferendosi a Dev.
“Ecco ci siamo!”
Il momento è finalmente arrivato. Dev non sta più nella pelle.
10… 9… 8…
Chissà cosa avrebbe pensato Qiba di lui.
7… 6… 5…
Avrebbe sicuramente detto una frase del tipo “Ma come? E il terrorismo di terzo livello?” con quel suo sguardo beffardo.
4… 3… 2…
Ormai non si può più tornare indietro.
1… 0
E dopo aver emesso un respiro profondo, tutto ha inizio.

Questo stava dicendo il dio di Cillene, quando s’accorse
che tutti gli occhi, lo sguardo velato di sonno, s’erano chiusi.
Subito tronca il racconto e, accarezzando con la sua verga magica
le palpebre illanguidite, ne assicura il sopore;
poi di furia, mentre vacilla, lo colpisce con la spada a falce
dove il capo s’unisce al collo e
in un lago di sangue,
che imbratta i dirupi del monte, lo sbalza giù dal macigno.
O Argo, tu giaci: quella luce che possedevi in tante pupille,
è spenta; una tenebra sola grava sui tuoi cento occhi.

(Ovidio, Metamorfosi 1, 712-720)

FacebookCondividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *