L’alba della Nuit

di Kubo
Une-Nuit-Debout-place-de-la-Republique

Parigi. Sono le 11:00 del mattino del 24 marzo duemilasedici.

La fermata del métro di Place d’Italie è stracolma di manifestanti che rasentano i muri per la calca. Tutt’intorno, migliaia di persone raggiungono la piazza e il rassemblement della manifestazione. L’appuntamento è lanciato per dare vita ad uno dei primi momenti di mobilitazione allargata contro la loi travail. O almeno così nelle intenzioni dell’assemblea interluttes di qualche giorno fa. Dove ufficialmente, è stato lo sgombero violento dell’Università del 17 marzo, a Tolbiac, a sottolineare la necessità di lanciare la manif per oggi.

Nel fiume di persone sulle scale del métro, ci sono studenti universitari e lavoratori dei sindacati; molti studenti liceali corrono e urlano lungo tutta la scalinata.
Sulla destra, un gruppetto di questi ragazzi più giovani si muove verso l’uscita della metro 5. Hanno con loro diversi ritagli di cartone scritti a mano.
Una ragazza bionda ne abbraccia uno piccolino, scritto a pennarello nero e colorato di rosso. C’è scritto “La nuit c’est fait pour baiser pas travailler”. “La notte è fatta per scopare non per lavorare”.

Lontano dalla fermata del métro, nel mezzo della strada, la testa della manif si prepara a partire. Il resto del corteo invece, temporeggia; prendendosi una bella smitragliata d’inquadrature buone per i servizi dei tg della sera.
Dietro queste telecamere: trecento uomini della Gendarmerie in assetto antisommossa, qualche poliziotto in borghese della BAC e una quindicina di blindati lungo tutta Avenue des Gobelins.
Alcuni ragazzi, da dietro i primi striscioni, rispondono all’indirizzo di poliziotti e giornalisti, sfoderando insulti e dita medie verso il cielo.
Ma non c’è tempo: “on y va”. Si parte.

Jeunes et insurgees, le monde est à nous”.

I ragazzi e le ragazze nelle prime file, sono giovanissimi. Qualcuno avrà forse tra i 14 e 15 anni, al massimo.
Alcuni sono incappucciati, altri portano già delle mascherine bianche al collo. Uno di questi, per bardarsi, porta una sciarpa del PSG fin sopra al naso. Tra le mani, tiene una torcia accesa che fa roteare di fronte allo striscione d’apertura della manif. Sul volto, ha dipinti i colori del riscatto e della rivincita rispetto ad un futuro incerto e complicato, imprevedibile e pieno d’incertezze.
Molti, tra i ragazzi e le ragazze che gli stanno attorno, sono di origine marocchina, algerina, tunisina, senegalese. Sono le seconde e terze generazioni che provengono dalle periferie saccheggiate dalla crisi economica. Sono la jeunesse che, dai quartieri esterni di Paris, punta dritta al cuore della metropoli. “Giovani e insorti, il mondo è nostro”.

Raggiunta la leggera salita di Boulevard de Port-Royal, la manif si blocca.
Di fronte, si schierano lungo tutta la strada le CRS che vietano qualsiasi passaggio. È l’état d’urgence.
Al centro della prima fila invece, si posiziona e prende spazio uno striscione rinforzato. Sopra, c’è scritto a bomboletta: “Ici est Paris”.
La situazione è molto tesa, stracolma di dubbi sul da fare. Tra i manifestanti, inizia sempre più a farsi largo l’idea che la polizia non abbia nessuna intenzione di far proseguire oltre il corteo.
Durante un filtro a lato dello spezzone, un ragazzo viene arrestato e portato via. Altri invece, sempre fermati dalla BAC, vengono identificati ed immobilizzati contro i palazzi e i portoni del Boulevard.

Sono le 11:40 e ha smesso di piovere.

All’improvviso, sul lato sinistro dello spezzone di testa, un grosso petardo esplode in un botto tremendo. “Boom”. Seguito da una pallida nube grigiastra che si alza verso il cielo.
Il cordone di polizia schierato su quel lato, sentito lo scoppio sotto i piedi, sobbalza indietro qualche metro. Quello di fronte invece carica, colpendo violentemente lo striscione e le prime tre-quattro file di studenti. “A freddo” come a Tolbiac in Università, giusto una settimana fa.
Da dietro, si iniziano a sentire i tonfi sordi dei fucili spara-lacrimogeni. Prima solo un paio; poi quattro, cinque, sei altre volte. La strada viene invasa da una nube chimica che nasconde quasi completamente la vista; rendendo totalmente irrespirabile l’aria.

Sono le 13:00.
Lungo la via, vengono danneggiate alcune fermate della RATP e incendiati diversi cassonetti. Sui muri, compaiono scritte contro la polizia e il Partito socialista: “Ici on gaze des étudiants”, “Ps = Police sociale”.
Intanto, le cariche e gli arresti continuano fino sotto alla Tour Montparnasse. Lì, ad attendere il corteo, stazionano in presidio due-trecento lavoratori della CGT: il sindacato.

“Paris debout, soulève-toi”.

Il cortège de la jeunesse però, passa oltre e prosegue. Puntando Boulevard des Invalides e i palazzi del potere. Oltrepassando le fermate di Duroc e Saint-François-Xavier. Arrivando fin sotto la tomba di Napoleone, prima di essere nuovamente caricato dalla polizia.
Qui, nel mezzo dei lacrimogeni, il corteo si separa in due: da una parte la manif sauvage degli studenti e dei precari; dall’altra i cordoni dei sindacati.

Sono quasi le 14:00. Ma, a Parigi, è come se fosse l’alba.

L’alba della Nuit.

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