La prima brezza (2/2)

di Roberto Gastaldo

Prima parte

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Verso le due c’é animazione. Giá da piú di un’ora delle nuove divise sono riuscite ad entrare nell’ex cantiere per dare il cambio a quelle che sono li da ieri, ma queste ancora non vanno via, vogliono uscire con le camionette e passare dalla strada piú breve, quella che affianca tutti i terreni da occupare. Dicono che non si tratta piú, che o li facciamo passare oppure sfondano con i mezzi. Tanto per cercare di spaventarci il loro capo, un baffone carico di galloni, butta lí che loro sono di Genova, quasi volesse ascriversi come un merito la capacitá di malmenare degli innocenti disarmati, la sua uscita peró non richiama l’attenzione che avrebbe voluto, allora lui prova a ripeterla tre o quattro volte senza migliorare l’effetto, dopodiché ci rinuncia. Chi tratta con le divise vorrebbe accontentarli, ma come te in tanti non sono daccordo. “Che provino pure a sfondare”, pensi, “quando le camionette si fermeranno contro le barricate voglio vedere cosa faranno”. Ma i sindaci insistono. Altri cinque minuti di trattative, poi dieci, poi il microfono arriva ad un uomo senza fascia “Facciamo cosí, vanno via ma passano dall’altra parte, lontano dai terreni, e prima di questo le divise che stanno fuori dalla barricata si allontanano almeno cento metri, cosí siamo sicuri che non fanno trucchi. Questa mediazione sta bene anche ai comitati”. E cosí alla fine se ne vanno sfilando a piedi (‘a protezione dei mezzi’) e a testa bassa. Non sai se sia per vergogna o per paura ma non c’é uno di loro che osi incrociare lo sguardo di uno di voi.

Sdraiato sul prato riesci anche a rilassarti un po’, e da una giornata come oggi proprio non te lo saresti aspettato, sicuramente non quando alle otto e pochi minuti avevi giá le mani appoggiate contro lo scudo di un carabiniere che ti spingeva. Certo, é meglio cosí, peró quando qualcosa viene troppo semplice ti sembra sempre che ci sia qualcosa che non va, cosí inizi a chiederti dove puó essere il trucco, come vi possono fregare, e cosí finisce il relax. Ti alzi seduto e mandi ancora qualche messaggio a chi non é potuto venire, poi decidi di fare un giro del perimetro, una ricognizione stile capitano in trincea durante la prima guerra mondiale, solo che tu non comandi nessuno. Dal vostro lato nessuno comanda nessuno, mentre a trattare per le divise ci sono i loro superiori, e loro sono costretti ad ubbidire, per voi sono andati i vostri rappresentanti, consapevoli di dover fare quello che tutti insieme decidete. E quando decidete il loro voto conta uno come il tuo, anche se hanno addosso la fascia tricolore.
Nella tua perlustrazione hai di nuovo attraversato la bialera (qualcuno, chissá chi, la seconda paserella l’ha poi costruita) e sei arrivato fino al limite del campo, dove, sotto i piloni dell’autostrada, inizia la montagna. Qui a separarvi dalle divise non c’é una vera barricata, ma solo la rete metallica del vecchio cantiere, e dal vostro lato non c’é assolutamente nessuno. La barricata piú vicina é ad una cinquantina di metri, e anche lí non sono in molti, forse una dozzina. Va bene che sembra ci sia calma, va bene che oltre la rete sono meno di una decina, va bene che ti sei di nuovo infilato nell’angolo piú freddo di tutto il campo e molti approfittano della calma per scaldarsi al sole o dentro al presidio, peró adesso serve qualcuno qui. Lo urli ai tuoi vicini e subito tre persone ti raggiungono, mentre una quarta va a chiamare altra gente. Qui funziona cosí, quando qualcuno dice che c’é da fare non si valuta chi lo ha detto ma solo quello che dice, e se serve non si aspetta che sia un altro a farlo al posto tuo. E cosí in un paio di minuti anche l’ultimo avamposto é di nuovo presidiato.

img2zIl pomeriggio é passato, breve e un po’ noioso, ora sono le cinque e si sta raccogliendo legna. La temperatura sta di nuovo scendendo e ci si aspetta che sia una notte lunga anche per chi, come te, ha deciso di andarsene ben prima dell’alba. Nel bosco ritrovi i due amici con cui eri arrivato, vi raccontate le rispettive giornate continuando la raccolta, e vi mettete daccordo per andarvene subito dopo mezzanotte.
Portando la legna al presidio vi accorgete che la barricata a monte é stata arretrata di una cinquantina di metri, e ora si trova tra l’ingresso dell’ex cantiere dove le divise custodiscono i tecnici ed il presidio stesso. “Meglio cosí” pensi “tanto il cambio riuscivano a darselo lo stesso, era solo un punto in piú da sorvegliare”.

Sono le sei ed é giá abbastanza buio, voi tre decidete di andare sul lato a valle, quello piú lontano, perché c’é meno gente e non ci sono recinzioni. Stavolta vi portate dietro gli zaini perché non prevedete di ripassare di lí, e quando arrivate al limite est del campo trovate una sorpresa: anche le poche divise che erano rimaste se ne sono andate. Chi é li da piú tempo ci dice che all’inizio hanno pensato ad un normale cambio della guardia ma poi non é arrivato nessuno a sostituirli. La cosa ti suona strana, non ti senti tranquillo e cosí pure i tuoi amici, ma non c’é niente che possiate fare tranne tenere la posizione, quindi vi scegliete un posto dove sistemarvi. Optate per un punto piuttosto lontano dalla strada, verso la montagna, per far si che i fuochi coprano tutto il piano impedendo che col buio qualcuno possa intrufolarsi, perché oggi con tutta la gente che c’é non sono in grado di usare la forza, quindi é probabile che provino con l’inganno. E cosí finirai questa giornata a difesa del campo nello stesso punto in cui l’hai iniziata. Posi lo zaino e inizi ad accendere il fuoco con i rametti che trovi sul posto mentre gli altri vanno a cercare altra legna. Nel bosco ce n’é parecchia, ma tra il freddo e il fatto che ieri sera ha nevicato é difficile accenderla, alcuni tizzoni dopo mezz’ora che stanno nel fuoco all’estremita opposta sono ancora coperti da uno strato di ghiaccio.

Ormai é notte e non sta succedendo niente. Ogni tanto senti dei rumori nella boscaglia alla tua destra e vai a controllare, ma sempre scopri che é solo qualcuno che raccoglie legna per il suo fuoco, e allora torni a curare il tuo, un po’ per scaldarti e un po’ per combattere il sonno che inizia a farsi sentire. Ti chiedi se le divise torneranno prima di mezzanotte, oppure se i tecnici con qualche trucco sono giá riusciti a fare la presa di possesso di qualche appezzamento, che é tutto quello che gli serve per poter continuare l’opera nei giorni successivi. Tutti e tre parlate pochissimo, piú che altro fissate il fuoco. Tu mastichi un panino che é tutta la tua cena, poi vi dividete qualche biscotto e vi fate girare una mezza bottiglia di vino che i vostri vicini di faló vi hanno offerto. Certo che lo sai che per il freddo l’alcool fa male, ma ormai conta solo far passare il tempo, sopportare il sonno e il freddo fino a mezzanotte, e allora tutto aiuta, anche ascoltare la riunione organizzativa che un gruppo di capi scout sta improvvisando al faló di fianco al vostro.

E lentamente il tempo passa, le lancette si raggiungono in posizione verticale, e allora spegnete gli ultimi tizzoni e passate a salutare chi, ai fuochi vicini, ha deciso di aspettare fino al mattino o anche oltre, e infine prendete la strada di casa, troppo stanchi per avere pensieri, troppo infreddoliti per capire se si é vinto o perso, capaci solo di pensare che per ora é finita e state andando a dormire.
Sará nei giorni successivi che riuscirai a ricostruire il quadro generale che, immerso nel dettaglio, non riuscivi a cogliere. I tecnici sono effettivamente riusciti ad occupare alcuni appezzamenti che si trovavano all’interno dell’ex cantiere, e cosí dal punto legale hanno vinto loro, ma anche se non avete ottenuto quel che volevate di certo non avete perso. Non avete perso perché quel giorno e quelli che gli sono seguiti, con quei terreni prima sempre vuoti ed ora costantemente riempiti da un viavai di gente venuta da ogni dove per difenderli, con le televisioni incapaci di capire cosa stava succedendo ma impossibilitate a nasconderlo, con le tante persone che hanno iniziato a farsi delle domande (e con i molti che, incuriositi, sono venuti a vedere com’erano fatti quei pazzi valligiani e poi sono ritornati, affascinati dall’aria piú libera che si respirava nel campo), quel giorno e quei giorni sono stati la prima brezza che muove l’aria e dá la speranza di poter disperdere una cappa troppo soffocante. La cappa non é ancora scomparsa, ma non é piú uguale a prima.

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