“Les temps des cerises” – Una recensione di Lou Palanca al nuovo romanzo di Roberto Gastaldo

di Lou Palanca 1

[Pubblichiamo una recensione a cura di Lou Palanca del nuovo romanzo “Rossa come una ciliegia” di Roberto Gastaldo, narratore che in questi mesi ha contribuito più volte al progetto Maz. Del suo romanzo avevamo già fatto uscire una anteprima poco prima dell’uscita in libreria. Buona lettura. Maz Project.]


Roberto Gastaldo riesce a narrare con misura ed efficacia la vicenda della Comune nel suo “Rosso come una ciliegia. Parigi si ripopola, Parigi si ribella” (Erga Edizioni/Habanero). Il rosso è naturalmente quello dello stendardo delle settimane del 1871, sul quale si è costruita anche una certa retorica rivoluzionaria giunta sempre più attenuata fino ai giorni nostri. Ma è anche il rosso delle note e delle parole di “Les temps des cerises”, canzone associata alla storia di quei giorni.
Il racconto si svolge sulla cadenza delle date che vanno dal luglio del 1870, con la premessa della guerra franco-prussiana, la sconfitta e la proclamazione della terza Repubblica, per giungere fino al gennaio del 1872, con un ultimo epilogo simbolico della sconfitta e della repressione sanguinosa della rivolta.

Gastaldo costruisce con convincente abilità la rete narrativa attraverso l’alternanza di quattro registri. In terza persona è raccontata la storia di Pierre, Margot, Nicolas, Fanny e Claire, genitori e figli di una qualsiasi famiglia popolare di Belleville, che si trova presa nel dipanarsi degli eventi, che li coinvolgono e li rendono protagonisti di quei giorni convulsi, nei quali un ciabattino poteva diventare avventuroso attore di una tragedia di massa. La prima persona è usata invece per gli altri tre registri: nel racconto di Louise Michel, eroina dell’epopea comunarda; nel diario di Eugéne Varlin, segretario della I Internazionale e membro del Consiglio della Comune; nelle lettere alla sorella di un più anziano uomo inglese, che si trova a fare il domestico in casa di Victor Hugo e partecipa anch’egli, come può, all’insurrezione.

La capacità dell’autore è soprattutto quella di descrivere con asciutta documentatezza lo svolgersi degli eventi guardandoli con gli occhi di alcuni protagonisti. In tal modo mentre seguiamo chiaramente, finanche dettagliatamente, il compiersi della grande Storia che attraversava una delle capitali europee, allo stesso tempo seguiamo le storie di coloro che la vivevano dal di dentro, con le loro paure o con grande coraggio, con esitazione o con slancio, con fiducia o con rassegnazione. Individui, che insieme fanno moltitudine; persone, che diventano masse capaci di determinare i fatti; cittadini, che vivono la propria città.

I governi, gli interessi del capitalismo, le decisioni rivoluzionarie e libertarie della Comune rimangono quasi sullo sfondo, mentre i corpi si muovono con il proprio dolore e vivono nei sogni premonitori. L’alternanza dei quattro registri narrativi tesse una rete sempre più stretta, che disegna una trama storiografica solida e credibile, come solide e credibili sono le figure dei protagonisti. Il racconto ispira curiosità, ti induce a cercare sulle cartine geografiche i luoghi evocati, mentre richiama la forza della speranza e le atrocità della guerra, sia nel confronto col nemico esterno sia con quello interno.

Sappiamo quanto Marx ed il marxismo abbiano riflettuto su quella esperienza. Roberto Gastaldo ce la restituisce priva di ogni retoricismo, anche nel momento in cui riesce a rendere sapientemente la dinamiche che animano le relazioni tra individui, masse e potere. Lo fa con un linguaggio elegante, ma senza fronzoli, asciutto, ma capace di evocazione. Sicché alla fine risulta una lettura tanto interessante quanto piacevole.

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